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La
strada che sto per descrivere è un grosso fiume
grigio che parte dalla città ed arriva fino al mare. Un
passaggio obbligato per vivere, o meglio per raggiungere negozi, abitazioni,
uffici senza i quali non si potrebbe vivere. È una strada arrogante.
Larga, comoda, scaglia l’asfalto nero sul suolo con violenza e taglia in due
la distesa verde di periferia. Non ha marciapiedi: non ne ha bisogno.
Chiunque passi di lì, lo fa per raggiungere un posto lontano che a piedi non
riuscirebbe a raggiungere. Ognuno
è costretto ad usare l’auto e questa strada ne va fiera, forse un po’ troppo,
perché essa è una strada di collegamento, una strada
provinciale. Si muove sinuosa per chilometri, illuminata solo in parte. La
parte oscura è la più pericolosa. |
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I lampioni terminano davanti casa mia. Poco più
giù, non a caso, tra l'erba c'è una croce, su cui qualcuno ogni tanto porta
dei fiori. Gilda era giovane quando, molti anni fa, mentre andava a lavoro in
fabbrica, è morta là. Come lei su questa strada crudele hanno
perso la vita molte persone. Ricordo con orrore le urla di una donna che cercava
di uscire dall'auto capovolta in un fosso al lato della strada e ricordo che
chiedeva aiuto perché il figlioletto sembrava morto e il marito era svenuto. Tante (piccole e grandi) tragedie si susseguono
su questa strada. Rosamilio Rosa IV E |
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La stradina di casa mia…quello stretto, lungo e un
po’ tortuoso sentiero che attraversa uno squarcio di campagna, quasi
desolata, alla periferia del mio paese. Lungo il suo tragitto, per tutto il suo cammino, sparse qua e là si
affacciano su di esso poche casette, colorate di
bianco pallido o rosa pesca, per lo più di uno o due piani, circondate spesso
da giardini fioriti e alberati o da orti coltivati con puntigliosa cura. Tra
una casetta e l’altra, modeste distese di terre e oliveti, che, soprattutto
in primavera, per non parlare poi in estate, con i loro fiori dai mille
sgargianti colori e dai diversi fragranti profumi, rallegrano e addolciscono
quello che in fondo è solo un viottolo, a tratti un pochino malandato e
totalmente privo di lampioni. |
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Quante
volte, da bambini, io ed il mio vicino di casa abbiamo
percorso insieme quella stradina con le nostre biciclette…ci ha visti correre
spensierati, ridere, giocare e a volte anche piangere e litigare! Lei è
sempre stata lì, che mi guardava crescere, anche quando, all’insaputa di mia
madre, raccoglievo i fiori più profumati per farne un bel bouquet
da regalarle nel giorno della sua festa o quando, sul ponte che affaccia
sull’autostrada, salutavo innocentemente le macchine che mi transitavano
sotto gli occhi. E
adesso che sono cresciuta, quella stradina è tuttora lì, che mi osserva
ancora, con il peso della vecchiaia sulle sue spalle, i segni del logorio continuo
di chi la usa.
Canario Simona IV E |
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