La scuola
|
Questa
scuola, vista da lontano sembra un lungo blocco di cemento che fa angolo.
Questa scuola, sono cinque anni che tutte le mattine vengo qui,
e spesso ci resto anche i pomeriggi; qui in questi anni ho trascorso la
maggior parte del mio tempo. In questa scuola si è svolta
la mia vita, mi ha vista crescere. Qui ho conosciuto quelli che sono
diventati i miei più grandi amici, si può dire fratelli. L’ho vista caotica
piena di gente, di rumori, di urla, ma anche
serena, silenziosa, attenta ai miei movimenti, i miei sbagli, muta e
spesso sorda. Ora
sono stanca, stanca anche di venire qui, vorrei
andare via, andare lontano, ma mi dispiace lasciarla, lei e tutto quello che
c’è intorno, e tutto quello che ha significato per me. Funicelli Vita V E |
|
|
|
Quanto mi manchi… Ora che
non ci sei più mi sembra di sentire il suono del nostro calpestio sulle
foglie secche, quando arrivavamo nel nostro piccolo spazio lì davanti scuola.
Gli altri ci aspettavano già tutti pronti a chiederci del nostro ritardo, già
tutti quasi geometricamente sistemati chi sulle panche di legno, un legno ormai vecchio, ma ai nostri occhi così prezioso
perché riempito dei nostri pensieri, di frasi, di canzoni o di versi dei
nostri primi amori, e chi sui tavoli leggendo un giornale o semplicemente
stando in silenzio, pensava. Gli alberi anche loro sistemati l’uno dietro
l’altro in quel modo così ordinato sembravano volersi opporre al nostro
disordine, alle nostre cose dette senza alcun ordine…
mentre le foglie suonavano dolci melodie, ballando forse balli
proibiti come le cose che si dicevano su quelle panche, il silenzio, in una
piccola frazione come la nostra, si faceva sempre più forte. |
||
|
|
Dalle
panche si vede la scuola o meglio un piccolo palazzo anche questo pieno di
ricordi: le scritte, i murales ricordano un attimo
di ognuno di noi, ma quelle finestre grigie, le luci spente rendono tutto più
triste… Eppure in quella scuola quanti ricordi
felici ci sono! Solo tre classi, un’aula, professori e due bagni e tanta
voglia di esplorare mondi diversi e pure dalle nostre panche tutto questo non
si vede. Il nostro è uno spazio piccolo eppure tanto prezioso. I ragazzi qui
vengono ad innamorarsi, a conoscersi, a confrontarsi. Le loro voci si
confondono con quelle degli uccelli che ascoltano il suono delle voglie e con
le poche auto che passano sulla strada proprio qui vicino. Questa
strada che i ragazzi vedono come il ponte tra noi e la realtà, questa strada
tra le campagne, vicino al fiume porta in quei posti che desideriamo vedere.
|
|
|
E
l’altra strada? Quella dall’altro lato? Quasi dimenticavo che c’era, non ci
passa mai nessuno, a volte qualche signora che torna dalla chiesa o qualche
motorino che per venire da noi passa di lì. Il nostro è uno spazio protetto:
da un lato la strada di nessuno, sempre pulita, anche foglie spinte dal vento
fuggono via, dall’altro lato la strada che porta
alla realtà, ma quando siamo tutti insieme anche la realtà si fa
lontana. Le panche, i tavoli, le scritte, gli alberi e le
foglie, poche cose semplici e povere eppure così importanti. Importanti perché lì ci siamo noi: i ragazzi. Forse perché solo i ragazzi riescono a cogliere il valore di un
posto così isolato da tutto, dal bar, dal campo sportivo, da tutto.
Essi sono colpiti dal silenzio che dà spazio alle loro voci, che si
accavallano l’una sull’altra e che raccontano le più svariate avventure. Gli
alberi anche loro ascoltano, sembrano far parte di una grande
famiglia. Ora che non ci vado più come prima nel nostro piccolo spazio mi
accorgo che gli alberi sono invecchiati e che la scuola, le banche e tavoli
si sono riempiti di nuove scritte e nuovi amori, questo vuol dire che io sono cresciuta e che tu non ci sei più… Ma un
attimo… ascolta… le foglie suonano ancora e ballano balli proibiti, il
calpestio ha lo stesso suono, la vecchia signora sta passando, è appena
tornata dalla messa e quel pullman sta andando verso la realtà. Allora tutto
è come prima e se io sono qui forse ci sei anche tu e forse stai pensando le
stesse cose che sto pensando io e ascoltando gli
stessi suoni che sto ascoltando io. Cupolo
Sofia V E |
||
|
|
||
|
|
||