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Gli orecchini maledetti

 

Anno 3005 A.C.: il villaggio di Uruk era deserto, non si vedeva nessuno per le strade e nelle case, tutti i 900 abitanti erano nella grotta del Monte Ciclope dove si teneva una festa per il fidanzamento del figlio del capo villaggio, Mustafà, con la più bella ragazza del villaggio, Ermengarda; era stato chiamato per il fidanzamento uno dei più celebri gruppi di allora, “Gli angeli del Giurassico”.

Come pegno del suo amore Mustafà  aveva regalato a Ermengarda un paio di orecchini e due bracciali di bronzo; Ermengarda, nonostante fosse molto felice per i regali, sapeva di non poter portare gli orecchini perché non si era mai fatta i buchi alle orecchie per paura dei punteruoli, ma dopo poco non ci pensò più perché era incominciata la sua canzone preferita .

Il mattino seguente Ermengarda, aiutata dalla madre, dovette fare i buchi alle orecchie, perché allora era un’offesa non indossare i regali del fidanzato.

Dopo pochi mesi i due giovani si sposarono, ma a quel momento così felice si  contrappose una tragedia; infatti dopo pochi giorni dal matrimonio gli uomini di Uruk  partirono per una guerra.

Mustafà aveva assicurato ad Ermengarda che sarebbe ritornato sano e salvo, ma, quando, tre mesi dopo, gli uomini ritornarono al villaggio, tra di loro non c’era Mustafà che era morto per salvare la vita al padre.

Ermenarda passò un bruttissimo periodo soprattutto perché i suoi bracciali e gli orecchini le ricordavano Mustafà. Decise quindi di gettarli via da una rupe per non vederli mai più.

Un uomo li ritrovò, molto tempo dopo, presso la foce di un fiumiciattolo, incastrati tra due pietre. Quell’uomo credette di essere stato molto fortunato a ritrovare quei magnifici gioielli ma non fu così, perché in quei gioielli si era impressa l’anima di Mustafà e avrebbero portato sfortuna e sventura a chiunque li avesse indossati.

Da quel momento i gioielli sono passati di mano in mano creando sciagure e portando sfortuna fino a quando sono stati ritrovati in una tomba e ora sono esposti al museo, in attesa di qualcuno che racconti la loro storia.

Morrone Luca  II C