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Eravamo
dinanzi alla Chiesa delle Benedettine, quando una lapide su una casa attirò
la mia attenzione. Una mia amica iniziò a leggere : “ In questa casa il 29
Marzo 1682 nacque Matteo Ripa…”. “ Ma chi era questo Matteo Ripa? “. “ Io non
ne ho mai sentito parlare!” "Io
forse ne so qualcosa in più, mio nonno mi ha sempre parlato di questo
personaggio, perché il suo bisnonno lo conobbe personalmente e ancora oggi
conserva il suo ritratto e alcuni suoi scritti." "Ti
ha mai detto dove li custodisce?" |
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"No, questa è una cosa segretissima, ogni
volta che affronto l'argomento preferisce cambiare discorso. Ma secondo me si
trovano nella stanza in cima alle scale di casa mia che non viene aperta da
molto tempo." "Cosa dici di andare a dare una
sbirciatina?" Senza
esitare ci dirigemmo a casa mia, poi su per le scale fino ad aprire la porta
scricchiolante. Una volta entrate, dopo varie perlustrazioni trovammo un
cassetto molto particolare, poiché custodiva i ricordi di Matteo Ripa. Nel
contempo un suono poco accentuato si diffuse in tutta la stanza accompagnato
da una luce abbagliante. Era lui: Matteo Ripa era piombato nel presente
richiamato, forse, dalla nostra curiosità. Eravamo abbastanza perplesse ma
lui sembrava tranquillo e disse: "Voi eravate desiderose di conoscermi,
vero? Non vi preoccupate sono qui per aiutarvi!" Dopo
una mezzora dedicata al come e al perché un personaggio del 700' si trovasse
nel 2005, ci sembrò opportuno fargli qualche domanda: "Allora
ci racconti come ha trascorso la sua infanzia." "Quando
mio padre si trasferì ad Eboli con mia madre, nacquero Pietro Gregorio (morto
a 10 anni); Caterina; Diego; Lucia (morta dopo pochi giorni); Lorenzo ed io,
precisamente il 29 Marzo 1682. Fui educato cristianamente dai miei genitori e
dai miei fratelli. Mi affidarono ai migliori maestri, che in quell'epoca vi
erano ad Eboli, ma quando ero ragazzo, frequentai cattive amicizie che mi
portarono a tralasciare la mia educazione cristiana. Ma
ricordo che un giorno mentre aspettavo il mio amico in Piazza S. Francesco
vidi passare un prete che predicava e in quel momento la mia vita cambiò:
entrai in chiesa e Dio mi chiamò!" "Cosa
significa? Cosa si prova in questa circostanza?" "Mi
sentii in debito con il Signore: è una folgorazione, accade tutto in poco
tempo. Non è possibile descrivere tutto ciò se non ci si trova nella
situazione. Intrapresi di nuovo gli studi, trasferendomi a Napoli; il 26
Maggio 1701 vestii l'abito talare e nel 1701 iniziai a lavorare per la salvezza
delle anime con molto entusiasmo. Cominciai a convertire gli infedeli, ma più
tardi mi ammalai e i medici mi suggerirono di trasferirmi alla Montagnola,
dove l'aria era più salutare." "Dove
si trova questa Montagnola?" "E'
situata dove adesso vi è l'Università Orientale." "Dopo
tornò ad Eboli?" "Si,
per proseguire gli studi e a 23 anni divenni sacerdote; subito dopo nacque in
me la voglia di andare in Cina, ottenni vari consensi ma solo dopo molto
tempo riuscii a concretizzare questo sogno." "Durante
i viaggi in Cina ha avuto qualche esperienza particolare?" "Si,
ricordo quando la nave in cui viaggiavo si incagliò sul fondale costituito da
un banco di pietre, e stava per affondare. Io mi ero ritirato nella mia
cabina, non mi resi subito conto di ciò che stava accadendo finché un
marinaio non mi chiese di assolvere l'equipaggio per l'imminente pericolo di
vita. Presi dell'acqua santa e benedissi il mare, immediatamente il vascello
uscì dalla secca." "Come
venne accolto dagli abitanti della Cina?" "Con
molta gentilezza, ma tengo a precisare che andai anche in India, dove
battezzai molte persone”. "Ha
avuto altri interessi oltre alla chiesa?" "Si,
certamente, la pittura era un vero dono per me, non ho mai frequentato scuole
di pittura, eppure mi chiamavano "missionario pittore". Mi
commissionarono dipinti anche nella casa reale, io guadagnai la stima e
l'ammirazione dell'Imperatore e questo suscitò invidie da parte di tutta la
corte; per togliermi credito, alcuni pittori mostrarono delle stampe al
sovrano incise con uno strumento di acciaio sul rame. Gli piacquero e
immediatamente mi chiese di realizzarle. Solo l'8 Settembre (il giorno della
Madonna) sorpresi tutti realizzando meravigliosi quadri senza conoscere la
tecnica, disegnai anche Eboli." "Ha
mai rincontrato le persone che battezzò nel corso della permanenza in questi
paesi?" "Ricordo
un ragazzo di 14 anni che avevo battezzato 5 anni prima, si chiamava
Giovanbattista. Riscontrai in lui la vocazione del sacerdote e decisi di
portarlo con me; a questo se ne aggiunsero altri quattro e molti altri
ancora. Così fondai vere e proprie scuole cinesi di insegnamento cristiano.
Io e i miei compagni cinesi andammo prima a Londra, poi in Italia, a Napoli
per fondare un istituto nel 1725. Affidai i miei ragazzi a Don Nicola
Rattile; questo fu il primo istituto di orientali in Italia, quello che oggi
si chiama appunto Orientale." "I
libri ci parlano di una sua grave malattia, ci può spiegare l'accaduto?" "La
malattia iniziò il 2 Novembre 1745 per un escoriazione ad una gamba che andò
in cancrena. Dopo quattro mesi ricevetti l'estrema unzione" "Poi
morì il 29 Marzo del 1746. Giusto?" "Si
e di me è rimasto il ricordo…" Dopo
un secondo svanì dalla nostra vista notammo solo una scritta su un foglio,
diceva così: "Quando vorrete vedermi, parlami, trattare con me, entrate
col pensiero nel costato di Cristo ed ivi mi troverete”. D’Amato Fabiola e Gioia Roberta, I C |
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