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Il bracciale di bronzo

 

Vi era un uomo troppo stanco per piangere, troppo forte per arrendersi. Camminava silenzioso tra le pietre di una città immersa in un’antica forza;era solo eppure non lo sapeva, era solo ed incessante era il suo cammino. Palazzi sporchi, di uno sporco troppo evidente, tetti piccoli e non totalmente rossi. Un uomo cammina e dinanzi a lui la luce ritorna, ma lui forse non lo sapeva;vite differenti dinanzi a lui sfiorano il suo essere, ma lui è un uomo stanco. Il suo nome è Marco ed ha paura di tornare a casa perché non conosce davvero l’amore, si è fermato dinanzi ad una porta, e piange da piccolo uomo. Un bracciale di bronzo si trova a terra sul gradino della porta in legno corrosa.

Marco prende il bracciale tra le sue mani e immagini di una bambina percorrono la sua mente, come se qualcuno avesse chiesto aiuto per la prima volta a lui, Marco, quel Marco che ha paura di amare perché ancora non ha conosciuto l’amore. Adesso sta correndo Marco, con il piccolo bracciale di bronzo; è come se conoscesse la meta della sua estenuante corsa. É  dinanzi ad una casa, la porta è aperta, urla di un bambino trafiggono il suo cuore, è un piccolo angelo solo, ed anche lui è solo. Lo prende in braccio ed il piccolo bracciale segue la perfetta linea del polso del bambino. Ha cessato il suo pianto il bambino, Marco lo abbraccia forte e sente qualcosa di mai conosciuto, forse è l’amore, ma lui ancora non lo sa. Il bambino adesso sorride: è come se conoscesse il volto di Marco, che adesso non sa cosa fare, non sa se sia giusto scappare, non sa se sia giusto attendere, ma sa che l’amore forse è in lui e lui non sa di amare.

 

Izzo Giulia III C