Non è felice la vita a Cironia
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A
Cironia vi è nostalgia,
malinconia…un bambino chiama la mamma, un’anziana signora ricoperta da
voluminose maglie di lana nera, rimane ferma ad osservare una quercia ormai
vecchia e corrosa da quel tempo, che ha corroso anche lei. Si
intravede una donna che piange, è seduta su di uno scalino rotto,
dinanzi a lei bambini uniti dall’arrivo di un sogno. Tra i rumori della gente un violino fa spazio ai suoi suoni. Per le strade
avanzano tra la folla uomini definiti “pazzi”; ma
sono davvero pazzi? Vivono forse in un mondo migliore di questo. Ed ancora, e
ancora, voci forti, ad un tratto vi è silenzio, dura
un attimo, solo il tempo di riprendere fiato per poter poi ricominciare in un
lungo ed eterno momento di perenne infelicità. Eppure
a Cironia qualcosa può mutare, i bambini possono
correre giocando tra di loro. Nulla rimane immutabile, la vita è in continuo movimento.
Somiglia a quella donna che un tempo era stanca di
vivere e che oggi, rovistando la sua anima che credeva priva d’amore, è
riuscita a vincere così l’odio e la stessa vita. L’odio talvolta in noi
deriva dalla stanchezza delle sconfitte, ma tutto cambia e prima
o poi la ruota girerà a nostro favore. |
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Ecco….si intravede quell’uomo che oggi
confesserà ad una donna l’amore che nutre e cova per lei da tempo. Due
giovani che si amano e si guardano ingenuamente: tra di
loro è appena passato un piccolo uccello che porta nel becco un legnetto per
iniziare il suo nido. Quello che vi è, è reale. Non bisogna mai attendere un
attimo di amore perché possa cessare una perenne
tristezza. Nulla si attende passivamente poiché ciò
che possiamo creare delle volte dimentichiamo possa essere possibile, come
quella donna che, seduta su di un gradino, attende qualcosa che forse mai
potrà arrivare e suggestionata da tutto ciò si perde in un lungo pianto.
Giulia
Izzo III C |
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