La vita a…

la piazza

la strada

la scuola

il museo

il convento

 

Non è felice la vita ad Altavilla

 

Non è felice la vita ad Altavilla. Ogni attimo in questo piccolo paese quasi fuori dal mondo mi sembra lungo un’ eternità. Poche persone, pochi occhi che non potendo guardare oltre quest’isola, perché in fondo il mare circostante è tutto uguale, si incrociano tra loro e parlano. Parlano di amori che forse non esistono oppure entrano sbirciando dalla finestra nelle case e ascoltano voci di famiglie che forse non parlano. Tra le poche strade che portano allo stesso punto tutto tace. Ogni luogo è stato osservato, giudicato, riosservato milioni di volte. Si ascoltano da sempre gli stessi commenti. Sembra che il tempo non sia andato avanti.

Le persone si sono susseguite, io sono cresciuta e pure tutto tace. I giovani ragazzi che escono da scuola smarriti in un labirinto che non diverte perché senza tranelli, senza alternative, tristi e annoiati tornano nelle loro case a guardare dalla finestra le stesse persone che alla stessa ora passano. Le signore escono tutte alla stessa ora e si ritrovano in quel negozio vicino alle scuole a dire e a ridire le stesse cose sui figli e un giorno i figli diventeranno genitori e sono sicura che ridiranno le stesse cose. Chi è andato a lavoro stanco, torna a casa e osservando i volti tristi delle mogli e dei figli chiusi in un’ isola che esplorata tutta ormai non lancia nessun input, si chiude in un silenzio di parole che ormai risuonano mute perché sono state dette e sentite troppe volte.

Eppure, ad Altavilla, a ogni momento c’è un abbraccio. Si, è proprio la gente che ti guarda, che con i suoi occhi in realtà ti abbraccia. Tutti si conoscono, tutti almeno una volta sono entrati nei tuoi pensieri, hanno provato a vestire i tuoi abiti e in fondo anche se le parole hanno detto cose che feriscono, ci sono stati pensieri  che ti hanno cullato, capito, accarezzato. Il bambino che guarda dalla finestra è triste, perché guarda la strada in cui alla stessa ora passano le stesse persone, ma quando crescerà capirà che la strada è solo asfalto e che quelle persone sono costrette a passare di lì.

 

Ma cosa c’è oltre l’asfalto? Cosa c’è se si alzano gli occhi invece di chinare la testa? Si possono scoprire mondi inesplorati, fare immersioni nel mare che circonda la nostra isola e scoprire splendidi coralli, pesci dalla forma così strana che fanno ridere e acque così trasparenti che fanno specchiare i pensieri in esse.

Se il bambino imparasse a guardare dalla finestra con gli occhi dell’animo scoprirebbe le immense distese di verde, riuscirebbe a seguire come in un ballo l’erba che col vento si muove seguendo un ritmo sinuoso attirando l’attenzione e accarezzando i pensieri. Gli alberi, i fiori e gli animali, di cui il bambino coglie solo i cattivi odori, regalano una sfumatura speciale al nostro paese. E nel cielo?

Gli uccelli che volano e cantano invitano tutti a lasciare la tristezza, a sorridere e a volare insieme a loro e l’aria che ora al bambino sembra pesante come sembra pesante anche a me quando tra un po’ andrò via, sarà leggera, leggera e semplice come è il mio paese. Non sarà un’ aria in cui ognuno si cerca uno spazio delimitato dove respirare, io sto nel mio spazio e tu nel tuo. Io osservo il mio pezzo di cielo illuminato da lampioni che rendono più fredda l’atmosfera e tu la tua. Io piango le mie lacrime e tu le tue….

Invece qui il cielo è immenso, pieno di stelle che quando non c’è foschia si riescono a distinguere, ognuno incrocia lo sguardo dell’altro e insieme si guarda in alto, sognando un mondo che in realtà non si vuole. E come il cielo così l’aria e le mie lacrime che sono anche di chi mi è accanto e mi abbraccia. Vorrei scappare da questo posto perché la ragione mi dice di esplorare la realtà, ma la  ragione del cuore mi dice di aggrapparmi e non lasciarlo perché tutto è troppo bello anche se si nasconde agli occhi di chi, come il bambino, ancora non sa. 

Cupolo Sofia V E